Pensieri: Tanti, a volte troppi. Com’è possibile che nonostante il costante aumento di persone interessate all’ambiente, attente a stili di vita più rispettosi, informate sul riuso degli oggetti e sul consumo critico, la salute della terra continui a peggiorare anzichè migliorare?

Parole: Tante, a volte troppe. Spese da governanti da strapazzo di questo o quel paese che si riuniscono ai summit per decidere che – entro una qualche data futura – decideranno di decidere.

Opere: Poche, quasi assenti, se non in direzione contraria. Insomma, signori miei, c’è la crisi economica più grave dal pleistocene, vorrà dire che il pianeta avrà pazienza ed aspetterà.

EMISSIONI: Tante, troppe da sembrare irrefrenabili.

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Le cifre testimoniano che negli ultimi decenni le emissione di CO2 hanno avuto come unico freno la crisi economica globale (29.4 miliardi di tonnellate emessi nel 2008 contro i 29 miliardi di tonnellate del 2009). Ma appena i paesi emergenti, i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) hanno ripreso la loro produzione con maggiore slancio e velocità rispetto alle economie occidentali, il piccolo e momentaneo rallentamento tra il 2008 e il 2009 è sembrato a tutti quasi un incidente di percorso.

La breve e minuta riduzione di emissioni non è stata l’effetto di accordi lungimiranti o politiche di ampio respiro per lo sviluppo sostenibile, ma è stata determinata unicamente dalla debacle economica.
Tra il 2003 e il 2008, le emissioni di CO2 in atmosfera sono cresciute ad un ritmo superiore a quello descritto nel peggiore degli scenari ipotizzati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).
E subito dopo, la ripresa (seppur localizzata in zone emergenti dal punto di vista economico) ha riportato i ritmi di consumo di carburanti fossili all’andamento precedente alla crisi, registrando nel 2010 la cifra record di 30,6 miliardi di tonnellate di CO2, che nel 2011 è arrivata a 31,6 miliardi con incrementi annuali mai registrati prima.

Fatih Birol, direttore degli studi economici dell’IEA (International Energy Agency), sostiene che rispettare il limite di sicurezza del 2100, cioè evitare un aumento di 2 gradi della temperatura globale, è ormai un’utopia.
Secondo le stime dell’IPCC, per non superare quel limite, dovremmo restare sotto i 32 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2020 ma, continuando di questo passo, tale cifra verrà raggiunta già durante l’anno in corso.
Stiamo ricalcando lo scenario business-as-usual dell’IPCC (freccia di colore rosso nell’infografica), che porterà con un 50% di probabilità a superare di 4 gradi il limite di sicurezza entro il 2100.
tabella infographic dei cambiamenti climatici IPCC, tradotta in italiano da marraiafura.com

“[…] la civiltà industriale è possibile soltanto quando non ci sia rinuncia. Concedersi tutto sino ai limiti estremi dell’igiene e delle leggi economiche. Altrimenti le ruote cessano di girare.”
Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo, 1932.

Fonte: IPCC – Scientific American – International Energy Agency
Pubblicazione: 01/11/2012 – Ultimo aggiornamento: 01/11/2012

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Marrai a Fura – sostenibilità e partecipazione” (maggiori info qui).

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