Marrai a Fura, sviluppo sostenibile e progettazione partecipata

Cos’è la Progettazione Partecipata. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e a cosa serve

cosa-e-progettazione-partecipata-definizioneRaccogliamo in questa pagina, alcune definizioni di Progettazione Partecipata presenti sul web.

Definizioni che possono aiutare a capire meglio cos’è la Progettazione Partecipata e a cosa serve.

La pagina è in continuo aggiornamento grazie ai contributi segnalati dai lettori.

Per Progettazione Partecipata si intende la “elaborazione di progetti con il coinvolgimento paritario di utenti o attori, attraverso spazi e momenti di elaborazione, con i referenti tecnici e/o amministrativi delle Amministrazioni Pubbliche”.

Glossario sviluppo sostenibile e Agenda 21 Comune Firenze – link >>

Per progettazione partecipata, definizione che si rifà al vocabolo inglese “partnership” mutuato dalle scienze politiche sociali di scuola anglosassone, si intende una modalità di collaborazione tra i vari attori sociali al fine di perseguire un obiettivo sociale e, indirettamente un vantaggio per i partecipanti ad un progetto.

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Progettazione partecipata: Progettazione che prevede la partecipazione anche di coloro che saranno i fruitori dell’oggetto o del luogo che si sta progettando.

Glossario della Partecipazione – link >>

Risposte alla domanda “Cos’è, in due parole, la Progettazione Partecipata?”

È il coinvolgimento dei destinatari dei progetti nel processo di produzione dell’attività progettuale.
Prof. Sandro Balducci – PTUA Politecnico di Milano

Non è possibile dire in due parole che cos’è la Progettazione Partecipata… la domanda è mal posta!
Prof.ssa Marianella Sclavi – PTUA Politecnico di Milano

È l’occasione e il modo di integrare all’interno di processi decisionali una serie di soggetti che abitualmente sono esclusi dalla media delle azioni pubbliche.
Arch. Andrea Calori – Esperto di Progettazione Partecipata del Politecnico di Milano

La progettazione partecipata è una forma di progettazione che implica l’associazione e l’unione di più punti di vista al fine di creare la migliore soluzione possibile in termini di piani, progetti e strategie, indispensabile quindi è che essa faccia interagire differenti capacità, competenze ed esperienze.
Dott Jeff Bishop – City planner del BDOR Limited di Bristol UK

La progettazione partecipata è un processo educativo. Facendo lavorare insieme diverse persone si permette la conoscenza reciproca, si comprendono i problemi degli altri. Tutto concorre alla crescita del senso di appartenenza alla località costruendo il concetto di “comunità”.
Ing. Raymond Lorenzo – City Planner di ABCittà Milano

Progettazione partecipata non è solo un fatto tecnico “migliorare i progetti attraverso la conoscenza che viene portata dagli abitanti nel loro contesto”, ma, rubando un’espressione di Alberto Magnaghi si tratta di “produzione di territorio”.
Prof. Alessandro Giangrande – Università di architettura di Roma – Uniroma TRE

La progettazione partecipata è un metodo di costruzione delle decisioni con il coinvolgimento degli utenti.
Arch. Mauro Giusti – Esperto di progettazione partecipata

All’interno del laboratorio “La Città dei Bambini” la definiamo come modalità secondo la quale un gruppo di bambini lavora con un tecnico adulto al fine di progettare uno spazio o qualcos’altro…
Prof. Piero Tonucci – CNR Roma

È la costruzione di un programma condiviso, volto alla trasformazione del territorio, costruito con quelli che saranno gli utenti, i fruitori, i consumatori dell’oggetto o del programma medesimo. Arch.
Mario Spada – Presidente dell’USPEL di Roma

È il coinvolgimento delle comunità locali nella progettazione degli spazi urbani e delle infrastrutture che ricadono nel territorio di vita quotidiano.
Dott. Alessio di Giulio – WWF Italia

Per progettazione partecipata si intende un metodo diverso di affrontare la progettazione, che non resta più solo in mano ai tecnici professionisti, ma che coinvolge in prima persona i residenti e gli utilizzatori, in base alla convinzione secondo la quale oggi gli interlocutori più preparati a fornire risposte qualitative per il proprio territorio sono proprio gli abitanti stessi.
Dott.ssa Chiara Pignaris – INU

È l’applicazione di metodi partecipati/comunicativi all’attività di progettazione attraverso percorsi di ascolto delle comunità locali. Prevede informazione (come feed back delle indagini), comprensione (analisi delle alternative), opportunità (esiti della negoziazione).
Dott.ssa Donatella Venti – INU

Pianificazione e progettazione con, invece che per, le persone.
Dott. Mark Francis – Esperto di progettazione partecipata – USA

In senso stretto è una modalità della progettazione finalizzata a condividere con i cittadini i processi di trasformazione dell’ambiente. In senso più ampio è una maniera diversa per fare politica.
Dott. Marco Fratoddi – Legambiente – Roma

È un tentativo di aumentare le risorse e di dare più possibilità al processo progettuale.
Arch. Carolina Pacchi – Centro Ricerche AVANZI – Milano

È un metodo di lavoro che considera l’interazione con tutti gli attori interessati, di fondamentale importanza per l’individuazione degli obiettivi di un progetto e la definizione di soluzioni appropriate.
Arch. Iolanda Romano – Avventura Urbana – Torino

La progettazione partecipata è un processo di pianificazione che coinvolge il terzo attore insieme agli altri soggetti interagenti basandosi su un approccio di tipo comunicativo.
Prof. Giorgio Ferraresi – Politecnico di Milano

Dalla Tesi di Laurea: Progettazione Partecipata e Riqualificazione Urbana – 2000, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura – di M. Merlo, F. Spadone e C. Zanelli – link (pdf) >>

La progettazione partecipata è un processo che per definizione tende a far interagire il professionista (progettista) con l’utente che usufruirà del prodotto, allo scopo di creare un interscambio d’idee e un momento di confronto tra esigenze del fruitore e immaginario progettuale. […]

La progettazione, come metodo, è “partecipata” se e quando viene costruita non dai soli progettisti, bensì dalla cooperazione sinergica tra tutti gli attori interessati, gli esperti e i soggetti ai quali essa è indirizzata. La partecipazione, dunque, indica una modalità attiva e socialmente visibile di contributo alla progettazione da parte di coloro che sono destinati a diventare utenti del progetto.

Il ruolo dell’esperto, lungi dall’esserne sminuito, ne viene valorizzato. Il progettista viene coinvolto in modi assai più articolati: infatti, anziché lavorare in forma autonoma e isolata, è costretto a comunicare le proprie idee in modo efficace e, soprattutto, a promuovere un contributo altrettanto efficace da parte dei propri interlocutori, che esperti non sono e che, quindi, vanno sostenuti.

La progettazione partecipata, insomma richiede da parte dell’esperto, capacità di promozione della comunicazione efficace e promozione della partecipazione altrui. […]

La progettazione partecipata è stata finora prioritariamente utilizzata nell’area dell’ambiente per migliorare la qualità urbana e consentire ai cittadini, soprattutto quelli più deboli, bambini, anziani ed emarginati, di far sentire la propria voce nelle scelte urbanistiche. E’ però anche usata come metodo generalizzato dell’animazione, per il coinvolgimento diretto dei gruppi, specialmente adolescenziali, nella costruzione delle attività e, soprattutto, dei luoghi fisici che le dovrebbero ospitare in futuro.

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Che cos’è una progettazione partecipata? E’ uno strumento che integra tre elementi essenziali: luogo, persone, lavoro. Lo scopo di questo tipo di progettazione è quello di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali in campo urbanistico, per collaborare con i tecnici che conoscono materialmente e in modo professionale il luogo in oggetto. […]

Gli elementi cardine dei processi di partecipazione sono il coinvolgimento di tutti gli attori nel processo progettuale, la condivisione del progetto da parte di tutti i soggetti coinvolti, e la diffusione di consapevolezza della storia del proprio territorio e di comprensione dei bisogni futuri della popolazione e del luogo in fase di costruzione.

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La progettazione partecipata è una metodica che coinvolge la gente comune […] nelle scelte legate al futuro della città, con l’obiettivo di aprire nuovi canali di comunicazione tra l’istituzione e la comunità.

Il coinvolgimento […] è risultato, in molte esperienze italiane di Progettazione Partecipata, un elemento di coesione, di sicurezza, di identità sociale fondamentale per la buona riuscita e il gradimento degli interventi urbani effettuati.

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La Progettazione Partecipata è una metodologia che ha come obiettivo il coinvolgimento delle comunità locali nelle scelte legate al futuro della città. Questo approccio si basa sulla convinzione che la partecipazione attiva dei cittadini – e dei bambini in particolare – nei processi di pianificazione e progettazione urbana sia un presupposto essenziale per realizzare interventi rispondenti alle aspettative e ai bisogni degli abitanti.

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Progettazione partecipata = Possibilità concessa al cittadino/abitante, in qualità di singolo individuo, sua rappresentanza o comunità locale, di influire sui processi di trasformazione urbana e sui suoi esiti.

La progettazione partecipata è altresì un processo educativo e culturale che contribuisce allo sviluppo individuale e sociale dei soggetti coinvolti. Bambini e cittadini acquisiscono conoscenze e competenze rispetto all’ambiente urbano, imparano ad apprezzare i contenuti culturali e tecnici della progettazione, comprendendone gli aspetti normativi e amministrativi, acquisiscono capacità di lettura degli elaborati. […]

La partecipazione contribuisce qualitativamente alla progettazione di spazi urbani, valutati dagli esperti e dai residenti stessi piu’ vivibili e rispondenti ai bisogni dei cittadini. Questo perché gli abitanti sono portatori di conoscenze, percezioni e opinioni utili sia in fase di programmazione, sia in fase di progettazione.

Le esperienze di progettazione partecipata accuratamente documentate e analizzate, costituiscono inoltre ulteriore formazione professionale per i tecnici coinvolti e potrebbero rappresentare una risorsa utile in successivi progetti anche di natura “non partecipata“.

Gli spazi creati attraverso la partecipazione sono, generalmente, caratterizzati da un alto coefficiente d interattività: sono modificabili, non statici e tendono ad evolversi invitano ulteriore partecipazione nell’uso e nella gestione da parte degli abitanti.

[…] Un’indagine accurata del “Community Gardens Movement” (Francis, Cashadan, Stone, 1980) di New York ha dimostrato che i costi di realizzazione e manutenzione di progetti gestiti in forma partecipata sono nettamente inferiori a quelli riscontrabili nella progettazione e gestione convenzionale. All’abbattimento dei costi contribuiscono alcuni elementi tra i quali: uso di materiali “poveri” o recuperati da industrie locali, disponibilità di manodopera all’interno della comunità, programmi di volontariato per la gestione, eventuali convenzioni di co-gestione stipulate con l’ente locale, ecc.

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La progettazione partecipata è una forma di democrazia che vede gli abitanti far parte attivamente della costruzione e della trasformazione dell’ambiente nella quale vivono ogni giorno.

Il cittadino viene direttamente coinvolto, viene ascoltato, viene messo a confronto con gli altri concittadini ed i tecnici per un obiettivo comune: realizzare uno spazio a misura di persona, che lo vive e lo sente proprio. Gli abitanti non sono più soggetti passivi, ma decisamente attivi con la loro conoscenza del luogo, dei suoi problemi e delle caratteristiche che vorrebbero assumesse nel tempo.

Erika Tugnoli – link >>

Pubblicazione: 23/12/2009 – Ultimo aggiornamento: 23/02/2010

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Cos’è la Progettazione Partecipata. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e a cosa serve”3 commenti :

  1. Antonio Caracciolo ha detto:

    Ottima idea questa di dare un quadro semantica del termine “progettazione partecipata”. Vorrei però aggiungere una definizione personale per indicare cosa NON è e non può una “progettazione partecipata”: un sistema di messa ai voti di quella devono essere lo “stato dell’arte”. Ripensando ai dialoghi socratici, è folle pensare che l’INCOMPETENTE possa stare alla pari con il COMPETENTE e decidere con il voto della generalità degli incomententi. Questa è una caricatura della “democrazia” di quelle che fanno ridere a creparelle gli Elitisti, i quali ritengono che dal “basso” non possa maturare nessuna saggia decisione…. Inoltre, bisogna andare a vedere se esiste una disciplina giuridica della “progettazione partecipata”… Io credo che sia cosa buona la “progettazione partecipata”, ma che essa consista nel far conoscere a chi deve realizzare l’opera i desideri e le esigenze di chi poi di quell’opera deve fruire…. Se in tutta questa storia vengono inserite posizioni “ideologiche”, cioè posizioni astratte, allora la “progettazione partecipata” non solo non ha senso, ma è controproducente e rischia di far crollare gli edifici, far deragliare i treni e produrre disastri…. Spero di aver reso l’idea… Consiglio a chi ha raccolto i pareri sopra elencati di consultare anche i Dialoghi platonici, dove è trattato il tema del giusto e del bene…

  2. Antonio Caracciolo ha detto:

    Ho letto tutte le definizioni che sono state sopra riportare e che sono state attinte dalla rete. In nessuna di esse trovo che per “progettazione partecipata” si intenda una “messa ai voti” del “progetto” da realizzare e per la cui ideazione non si puà prescindere dalla “competenza”: il falegname deve sapere come si costruisce un’opera di falegnameria, un architetto deve saper disegnare una casa, un ingegnere un ponte, un medico come curare il malato… Che si possano curare i malati mettendo ai voti la terapia da adottare mi sembra alquanto folle…

  3. Antonio Caracciolo ha detto:

    Vedo che i miei commenti sono ancora in attesa di moderazione. Non so quanto sarà lunga questa attesa e se il commento stesso verra “approvato” da Moderatore. Vorrei aggiungere, poiché ho visto che tutti i testi sopra riportati, indicano la qualifica professionale dei loro autori, se è necessario (ma preferirei non farlo) indicare anche la mia qualifica professionale, allora intervengo in veste di “filosofo del diritto”, ovvero secondo il mio cedolino paga: “Ricercatore Confermato per il settore disciplinare IUS 20”. Ed in effetti ho inteso da fare, per quel che so e posso, un parere da “filosofo del diritto”, secondo la mia particolare visione del problema.

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