nucleare_germaniaLa notizia è rimbalzata su tutti i mezzi di informazione ed ha suscitato clamore: la Germania, la più grande potenza industriale europea, ha deciso di dismettere le proprie centrali nucleari entro il 2022 e passare a forme pulite di energia.

La decisione è stata presa dopo una lunga riunione tenutasi la mattina di lunedì 30 maggio, presso la Cancelleria tedesca alla quale, oltre il governo, hanno partecipato le opposizioni e le forze sociali. Al termine della riunione la Cancelliera Angela Merkel ha ufficializzato l’intenzione della Germania di perseguire una nuova politica energetiche che rinuncia all’energia atomica, in favore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili.

A portare il governo tedesco su questa nuova strada sono state le riflessioni indotte dal disastro giapponese di Fukushima, che ha fornito nuovi spunti di riflessione sulla sicurezza di questo tipo di energia non rinnovabile, e le conseguenti proteste contro il nucleare animate ancora di più dal recente disastro.

Il piano che il governo tedesco ha deciso di mettere in atto prevede, da una parte la graduale disattivazione delle centrali nucleari, e dall’altra l’adozione di politiche a favore del risparmio energetico, in particolare al livello domestico, e dello sviluppo di fonti rinnovabili di energia.

Attualmente in Germania ci sono 17 impianti per la produzione di energia nucleare 8 dei quali sono già stati scollegati dalla rete di distribuzione per motivi di sicurezza dopo il disastro Giapponese, e non saranno rimessi in funzione. Per gli altri 9 reattori ancora in funzione è previsto un piano graduale di dismissione che terminerà nel 2021, quando anche l’ultimo impianto sarà spento. Dal 2021 al 2022 resteranno in stand by solo tre reattori per scongiurare un eventuale black out e dopo tale data solo un reattore sarà mantenuto operativo in caso di necessità.

germania_no_nukeOggi il fabbisogno energetico della Germania è soddisfatto per il 17% dal nucleare, mentre le fonti di energia rinnovabile (biomassa, eolico, idroelettrico, solare e biogas) forniscono circa il 22%. L’obiettivo che il governo tedesco vuole raggiungere con questa riconversione energetica è quello di aumentare questa quota tra il 2020 e il 2030 fino al 70-80% sul totale del fabbisogno energetico totale, e arrivare ad avere un sistema energetico efficiente, pulito e sicuro.

Secondo un documento ottenuto dalla Reuters, le azioni per il conseguimento di questi obiettivi sono:

riduzione del consumo dell’elettricità del 10% nel 2020 attraverso ulteriori misure di incremento dell’efficienza energetica coinvolgimento delle industrie energivore
adeguamento delle abitazioni per renderle efficienti dal punto di vista energetico
raddoppio della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili al 35% nel 2020
riduzione delle emissioni di gas serra del 40% nello stesso periodo.

Il piano lascia ancora aperta qualche perplessità: in primo luogo c’è il problema dello stoccaggio permanente delle scorie in modo sicuro, a ancora molti sono scettici sul fatto che senza il nucleare il rischio di black out sia molto alto.

Nonostante questo la politica energetica tedesca, forte del largo consenso all’interno delle parti politiche, sembra raccogliere la sfida con grande grinta e spirito propositivo.

La presa di coscienza della Germania in favore di uno sviluppo sostenibile del sistema energetico privo di incalcolabili e possibili rischi per la sicurezza di tutti, è sicuramente una risposta incoraggiante ed un esempio da seguire per muoversi verso un futuro più pulito.

Pubblicazione: 01/06/2011 – Ultimo aggiornamento: 01/06/2011

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