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God Save the Green. Il documentario con le storie di verde urbano dal Nord e dal Sud del mondo

Torino, Bologna, Nairobi, Casablanca, Teresina, Berlino. Città del Nord e del Sud del mondo, accomunate da storie simili: sono abitate da persone che “attraverso il verde urbano, danno un nuovo senso alla parola comunità”.

Tutto ciò è raccontato nel documentario God Save the Green, di Michele Mellara e Alessandro Rossi, la cui uscita è prevista per l’autunno del 2012.

Orti urbani, coltivazioni nei balconi, nelle terrazze o nei giardini, piccoli campi in piccoli spazi, esigenza e desiderio di cibo fresco e sano: il documentario parla di questa scelta di vita, sempre più diffusa negli ultimi anni, passando per sei città in cui diversi gruppi di persone coltivano in modo diverso.

God Save the Green vuole essere “l’affresco di un mondo che attraverso il verde urbano ha ridefinito la propria esistenza perché “gli orti urbani, i giardini delle periferie, riconciliano l’uomo con gli ultimi brandelli di natura”.

Riappropriarsi del proprio tempo, scandirlo con il passare delle stagioni, riavvicinarsi alla terra sono una risposta, politica e culturale, che molti stanno dando al consumismo.

Buone pratiche da seguire!

In attesa dell’uscita del documentario, se volete potete contribuire qui.

Ecco in sintesi le storie di “God Save the Green”.

L’ultimo giardino (Marocco): Nel più grande slum di Casablanca è sopravvissuto solo un unico giardino, ha resistito all’avanzamento caotico dell’urbanizzazione di cemento e lamiera. Fornisce cibo alla famiglia di Abdellah che lo coltiva in modo tradizionale (patate, coriandolo, insalata, zucche). Quello che rimane viene regalato, seguendo la tradizione religiosa islamica, agli amici, ai vicini e ai parenti.

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Senza terra (Brasile): un gruppo di donne di Teresina (capitale del Piauì, stato del Nord Est del Brasile povero) sono fuggite all’emarginazione sociale e alla povertà grazie alla produzione di ortaggi attraverso un’innovativa esperienza di orticultura urbana: una coltivazione idroponica realizzata con materiali di recupero. La produzione serve sia per il fabbisogno familiare sia per la vendita diretta di casa in casa, un’economia di sussistenza che produce benessere per le donne e le loro famiglie.

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Orti Comunitari (Germania): a Berlino, a Kreuzberg, un quartiere dove una volta passava il Muro, alcune esperienze di orti comunitari aiutano le comunità di persone ad avere cibo fresco e salutare. Inoltre diventano esperienze per condividere il tempo e lo spazio urbano dando luogo a reti di solidarietà.

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Un sacco di terra (Kenya): negli slum di Nairobi Morris e la sua famiglia coltivano ortaggi (principalmente una sorta di cavolo locale chiamato sukuma wiki) all’interno di grandi sacchi riempiti di terra fertile proveniente dalla foresta limitrofa alla città. In questo modo Morris può avere il suo raccolto anche durante la stagione della pioggia. Il cibo prodotto è usato sia per soddisfare il fabbisogno della numerosa famiglia di Morris che per essere venduto all’interno dello slum. Questa idea si sta diffondendo all’interno di tutto lo slum aiutando famiglie, comunità di persone indigenti, scuole.

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Giardini Pensili (Italia): un giardiniere appassionato ha creato negli ultimi dieci anni un lussureggiante giardino pensile nell’attico a terrazze in cima a un condominio di 10 piani in un quartiere residenziale di Torino. 150 metri quadrati convertiti in una sorta di orto botanico con circa 2000 specie di piante, fiori e ortaggi.

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Guerrilla (Germania): la bellezza dei fiori e l’urgenza dell’arte urbana spinge due giovani berlinesi a cimentarsi in originali azioni di guerrilla urbana in vari luoghi di Berlino. La loro determinazione e la loro utopistica idea di città sono gli elementi fondamentali sui quali poggiano le loro azioni.

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Per saperne di più: God Save the Green


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Questo articolo ci è stato inviato dagli amici di Affrica.org, il sito con notizie, informazioni e approfondimenti sull’Africa.

Pubblicazione: 22/05/2012 – Ultimo aggiornamento: 22/05/2012

Copia pure: sei libero di ri-utilizzare questo articolo, ma ricorda di inserire il link
Marrai a Fura – sostenibilità e partecipazione” (maggiori info qui).

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